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Fende il cielo l’occhio di pietra
Che genti di ogni dove lusinga
Innanzi il Cadin niuno arretra
E non vi è passo che si finga
Del Creton l’ombra è viva
L’immane figura s’erge
Se un dì le stelle adiva
Ora sul Cadin emerge
Langue e pena la montagna
A rimembrar la ciana volta
Ma il camminator sogna
E la Torre tace e ascolta
Prodi ci rechiam alla forcella
L’augusta salita sì svelle
Lena carne e fragor di tempie
Del pié baldanzoso e ribelle
Linda è la sella
Tra il Dentro e il Fuori sigillo
Gli dei sanno omaggiar
Del Col Lanar il vessillo
Ora par di star alla deriva
Nel pélago di fosche rocce
Ma l’Arco un per uno appella
convito di ogni missiva
A ghermir il vuoto
Stanno le caute mani
Che han l’animo immoto
Ad attender il domani
Pasce l’Arco gli audaci
sogguarda le tinte vivaci
prescia non ha nello scrigno
terso e cupo il suo ghigno
Fende il cielo l’occhio di pietra
Che genti di ogni dove lusinga
Innanzi il Cadin niuno arretra
E non vi è passo che si finga